Raccontare Fabio Quagliarella

Tutto quello che ho imparato, qualche ringraziamento e, soprattutto, le emozioni di aver realizzato un documentario sul capocannoniere della stagione 2018–2019, prodotto da SENT Entertainment, con la regia di Giuseppe Garau

«A me sembra giusto, scusate. State investendo su di me, sulla mia storia. Il minimo che possa fare è aiutarvi».

Lì capisco che Fabio è davvero un giocatore universale, per tutti, di tutti. Un giocatore e una persona non banali.

«Solo ora ho iniziato a ricominciare a fidarmi di qualcuno che non fa parte della mia famiglia», mi ha confidato seduto nella pancia del Marassi mentre aspettavamo di girare un’altra scena.

Ed è proprio in quel momento che ho capito quanto fosse speciale il momento che stavamo vivendo.

«Una cicatrice che è rimarginata, ma che continuo a vedere».

La prima volta

Quando ho incontrato Fabio per la prima volta, ci siamo studiati. Voleva capire che cosa volessimo fare, quale fosse l’idea formale del progetto, che tipo di taglio volessimo dare al nostro lavoro.

«Fabio, più ci dai, più noi riusciamo a restituire a chi guarda quello che sei, come calciatore e come ragazzo. Soprattutto: più in profondità andiamo nella tua storia, stalking compreso, più il lavoro risulta autentico, vero. Un film, insomma».

In quella stanza a Bogliasco, dove si allena la Sampdoria, Giuseppe Garau, Pietro Pisano, Luca De Angelis di 20 Red Lights ed io abbiamo provato a convincere quello che sarebbe stato il capocannoniere della stagione 2018–2019 a mettersi a nudo.

Per Fabio Quagliarella e per la Sampdoria queste due barriere, semplicemente, non sono mai esistite.

Merito del grandissimo lavoro di Nicoletta Sommella, su tutti. Ma anche di un Ufficio Stampa che ha organizzato al meglio la nostra presenza per il Derby e per Sampdoria-Juventus.

Partiamo dal come

Lavorare con una storia che viene celebrata almeno una volta a settimana da tutti i media del mondo è molto diverso rispetto all’esperienza di UNA STORIA SEMPLICE.

noi cerchiamo di essere il meno didascalici possibili, cerchiamo di scavare e, perché no, di farti immaginare anche ciò che non si vede subito; tu, spettatore, in cambio avrai una visione completa, intima, inedita.

In mezzo, l’impegno di tutti per mettere insieme le cose in un racconto coerente in cui anche il sound design e la musica conducono, aiutano, sorreggono la narrazione.

Che cosa?

Le interviste

Tutte le interviste che ho fatto mi hanno lasciato qualcosa. Tutte le persone che si sono sedute davanti a me hanno dato un pezzettino di se stessi per aiutarci a raccontare Fabio l’amico, Fabio il collega, Fabio il figlio, fratello, calciatore (grazie soprattutto — ma non solo — per questa parte Luciano Cremona). Fabio la vittima innocente. Fabio e il suo riscatto.

Il suo sguardo — che è poi quello di Fabio, solo un po’ più ingrigito — mi ha colpito moltissimo.

Ho capito, stando tanto con la sua famiglia, perché Quagliarella è così amato da tutti: perché è un ragazzo di 36 anni che adora la sua famiglia, in cui è facile immedesimarsi. Quindi, quando ascolti di Piccolo, non puoi non arrabbiarti, non puoi non domandarti perché, non puoi non provare a capire.

Quagliarella, l’attore

Per spiegare questo capitolo, basterebbero le foto. La disponibilità di Fabio ha fatto la differenza. A Genova, a Ponte di Legno, in campo. Sempre. Fabio non solo si è prestato, seguendo tutte le esigenze registiche, ma voleva sapere. Voleva capire. Più volte ha rivisto le scene con Giuseppe e più volte ha voluto rifare un take in più «per stare tranquilli, guagliò». Non so per quante ore abbiamo girato scene di finzione, dovrei tirarle fuori dagli oltre 2 Terabyte di immagini. Sono tante, tantissime. E non sono per niente usuali.

La regia e il montaggio

a cura di Giuseppe Garau

Il compito del regista, poi, è saper rendere giustizia a quel materiale.

È una sensazione nell’aria, è un momento speciale, difficile spiegarlo.

La quasi totalità di intervistati si è emozionata e commossa, spesso mentre raccontava momenti felici. Quando, invece, accadeva che perdessero la lucidità raccontando qualche momento difficile, Goffredo ha sempre fermato tutto prima che anche solo un piccolo accenno di morbosità potesse rischiare di finire registrato.

Io l’ho sempre lasciato totalmente libero nel suo elemento come lui mi ha sempre lasciato libero nel mio.

Perché quando ti fidi del professionista che hai accanto non puoi fare altro, con qualsiasi intervento rischi solo di rovinare tutto. Certo, ci si confronta, ma è stato lui a studiare, a prepararsi e a capire chi andava intervistato e cosa bisognava chiedergli.

Il montaggio

Abbiamo scelto di raccontare la vita di Fabio in ordine cronologico. Ho cominciato il montaggio da una lunga stesura solo audio. E man mano che procedevo, che le interviste si tagliavano, si incastravano, era come essere davanti ad un grande blocco di marmo dal quale naturalmente venivano fuori le forme principali.

Con la testa pensi già a come si emozionerà il pubblico in sala.

Un altro grande privilegio di questo progetto è stato conoscere e lavorare con un professionista come Fabio Quagliarella.

raccontare la vita di una persona e restituire tutto quello che è stato in grado di darti senza tradire la fiducia che ha riposto in te e nella tua visione.

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